LA PECORA ELETTRICA. QUANDO BRUCIA UNA DIMORA DEL SAPERE

L’ennesimo incendio della libreria La Pecora Elettrica ha avuto su di me una reazione che mai mi sarei aspettata. Ho pianto. Mi sono anche molto sorpresa, ci sono tante notizie che inorridiscono, le quali mi colpiscono nel profondo, le quali hanno un impatto così palesemente terrificante, a chi potrebbe mai importare di una libreria che brucia due volte? Forse perché analizzando, non solo l’accaduto in sé, ma ciò che c’è dietro, vedere i pregressi e i progressi che si erano fatti, andare persi completamente, mi addolora ugualmente.

Penso a tutto ciò che di notte ha potuto attraversato la mente di chi ha cercato una speranza tra le macerie.

Penso a quanto possa essere stato dilaniante vedere fumare ciò che più ami, al senso d’impotenza, a quanto dolore, a quanto possa essere stato terribile l’odore della carta che brucia.

Penso a quando l’incendio sia stato domato e quanto dolore possa aver provocato il calpestio delle macerie.

 Penso a quanta forza ci sia voluta solo per pensare di ricominciare.

Penso che la cosa più facile sarebbe stata quella di arrendersi e andar via e ricominciare la propria vita lontano. Penso a quanta euforia c’era per la nuova alba che avrebbe visto la libreria.

Penso a quanto possa essere ignobile l’essere umano, a quanto l’aridità di un’anima possa arrivare per riuscire a distruggere un mondo che stava per rinascere.

Penso a quanto sia costato in termini di sacrifici e di sentimento e di paura. Penso a cosa possono aver provato quando hanno ricevuto la telefonata, a quanto dolore riportato a galla, sopito dall’anestetico chiamato speranza.

 La libreria stava risorgendo come una fenice.

Penso a quella mano che ha stretto il collo di quella fenice troppo indifesa, assassinata senza nessun barlume di rimorso, con una disumanità che va oltre ogni ideologia. Sinceramente non me la sento di fare considerazioni sul perché di questo gesto ripetuto per ben due volte, perché questo compete alle Istituzioni, alla Magistratura, ma per i comuni mortali il segnale è molto chiaro, infatti penso alla vicinanza che gli abitanti di Centocelle hanno dimostrato ai proprietari, anche se quel dolore lo affronteranno comunque da soli, perché il dolore, quello che lacera le viscere lo si affronta individualmente per quanto la solidarietà possa essere di conforto.

Eppure sono lontani da me, da noi, non li ho mai conosciuti e non sono mai entrata in quella libreria, eppure lo sento quel dolore, come se fosse mio. Vorrei dirgli che nonostante tutto, la loro forza, sarà sempre più grande di quella mano maledetta e ignobile, che la loro dignità non è stata ridotta in cenere, e che in tanti gli sono vicino, anche se la vicinanza da parte di sconosciuti non so quanto, in questo momento, possa valere.

Nei momenti di sconforto, quando tutti i gesti che compiamo quotidianamente vanno al vento, quando combattiamo e ci rialziamo dopo le sconfitte, quando tutto sembra perso e inutile, penserò alle loro parole, al messaggio che hanno voluto dare, e vorrei dirgli che sarà per tanti da insegnamento.

Spero che la vita gli restituisca tutto con gli interessi.

Per quanto può valere gli sono vicina.

Francesca Galluccio

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