PARLIAMO DI “SARDINE” E DI “PRIMA GLI ITALIANI” COSI’ NESSUNO SI PREOCCUPA DEL MES

Tutti gli italiani, dal Governo Monti del 2012, hanno sentito, almeno una volta, la parola “Fiscal Compact”. Ne abbiamo sentito parlare, ma in pochi abbiamo capito di cosa si tratti nella pratica.

L’accordo, sostenuto anche da quei partiti che ora fanno i “puritani”, in sostanza prevede:

  • il pareggio di bilancio (cioè un sostanziale equilibrio tra entrate e uscite) di ciascuno Stato (in Italia è stato inserito nella Costituzione nell’aprile del 2012);
  • il vincolo dello 0,5 di deficit “strutturale” rispetto al PIL;
  • l’obbligo di mantenere al massimo al 3% il rapporto tra deficit e PIL, già previsto da Maastricht;
  • per i paesi con un rapporto tra debito e PIL superiore al 60% previsto da Maastricht, l’obbligo di ridurre il rapporto di almeno del 5% all’anno, per raggiungere il rapporto del 60%. In Italia il debito pubblico ha sforato i 2000 miliardi di euro, intorno al 134% del PIL.

Tutti i Governi, da Monti in poi, hanno “trasmesso” il messaggio di una misura necessaria per la stabilità economica dell’Italia e la salvaguardia del nostro Paese.

Ma allora a cosa serve il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità)?

Cerchiamo di mettere ordine e capirci qualcosa.

Il MES è un trattato, deciso nel Consiglio europeo nel dicembre del 2010, in cui si conferisce il potere agli Stati membri di costituire una struttura finanziaria permanente con sede in Lussemburgo, il MES per l’appunto. Il MES “gestisce” un capitale sociale di circa 700 miliardi euro, di cui un centinaio garantito dagli Stati membri mentre il resto deve essere “recuperato” dal mercato.

Perché si è costituita un ulteriore struttura di salvaguardia?

Siamo nel 2010 e la moneta unica, l’euro, stava collassando per effetto di una crisi globale e si decise di creare un Ente finanziario con l’obiettivo di correggere gli squilibri finanziari della zona Euro.

In pratica il MES non è un “Salva Stati” ma un meccanismo di governance politica che interviene tutte le volte che l’instabilità mette in discussione la tenuta della moneta unica, l’euro.

Tradotto! Il MES agisce nell’interesse della moneta e non del singolo Stato, ora ci sarebbe da capire fin dove può arrivare nell’interesse della moneta e nei confronti del singolo Stato.

Cosa prevede il MES e per gli Stati che chiedono assistenza?

  • Il MES ha un capitale garantito dagli Stati membri;
  • Il MES ha la piena giuridicità dei fondi. Ha l’immunità totale, in termini legali e da qualunque procedimento giudiziario, per gli atti emessi e l’utilizzo dei fondi;
  • Per accedere al MES gli Stati devono rispettare il Patto di Stabilità e di Crescita che si aggiunge al Fiscal Compact;
  • Le decisioni del MES possono prendersi a maggioranza qualificata derogando l’unanimità.

La cosa che maggiormente deve far riflettere, però, è “il MES è costituito con soldi pubblici, ma la loro gestione non è effettuata da un organo democraticamente eletto”.

La gestione del MES è affidata al Consiglio dei Governatori, formato dai ministri delle finanze degli Stati membri; dal Consiglio di Amministrazione e dal Direttore Generale che vengono eletti dal Consiglio dei Governatori. Ma qui viene il bello! Il diritto di voto, di ogni Stato membro, non ha valore unitario ma varia a seconda della quota versata dal singolo Stato, un po’ come avviene con i millesimi nelle riunioni condominiali.

Ciò significa che il MES è nelle mani di quei Governi nazionali che versano più degli altri…e lo Stato che versa di più è la Germania.

Cerchiamo di focalizzare l’azione del MES:

  • I membri dell’organizzazione godono dell’immunità, stabilita nel trattato, da ogni procedimento legale in relazione agli atti che mettono in essere. Gli atti ed i documenti, inoltre, non sono accessibili e non esiste una procedura di accesso agli atti. Il MES è di fatto intoccabile;
  • Il MES ha, finora, operato in 4 Paesi: Grecia, Spagna, Portogallo e Cipro. I creditori internazionali si sostituiscono di fatto nella gestione della politica economica del Paese debitore. Il Paese in difficoltà che ha bisogno di un prestito deve, di fatto, cedere la propria sovranità nelle scelte di politica economica nei confronti di chi ha immunità legale assoluta. “A quel paese la Democrazia!”, italianizzando Antonio Albanese in Cetto Laqualunque;
  • Il MES eroga prestiti e, come ogni ente finanziario, ha un unico obiettivo: il profitto. I privati che finanziano il fondo, inoltre, sono ammessi alle riunioni operative per la valutazione dei prestiti e le relative garanzie.

La Grecia è stata la cavia. Sappiamo tutti le condizioni attuali, di uno Stato nostro fratello, a seguito dell’intervento della TROIKA. Uno stato sociale ormai inesistente; disoccupazione al 30%; oltre il 40% della popolazione ai limiti della soglia di povertà; un futuro non programmabile in modo alcuno…però le banche del Nord Europa hanno potuto recuperare i loro crediti.

Per salvare una moneta abbiamo indebolito i Parlamenti e stiamo facendo carta straccia delle nostre Costituzioni. E se crollano le Costituzioni verranno meno quei diritti fondamentali in esse contenuti.

Siamo sicuri che i nostri padri costituenti e i fautori dell’Europa Unita volessero proprio questo?

Francesco Saverio Minardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Editoriale

di Mimmo Oliva

Ricominciamo

Ricominciamo, da dove avevamo lasciato, con nuova veste e struttura, nuovi partner ma con vecchia e immutata passione. E con l’immutato pensiero che l’informazione debba essere libera, autonoma e obiettiva...

NAVIGANDO CONTROVENTO

Le nostre sette parole perché: «Il populismo è la democrazia degli ignoranti, che segnala problemi reali e propone soluzioni false». È una citazione recente del filosofo spagnolo Fernando Savater che...