“OMAR DEI CORVI”, IL NUOVO ROMANZO DI DANIELE POZZI. LA FUSIONE FRA BUIO E LUCE

Omar dei Corvi è una storia che si presenta scissa in due parti, ma che si dispiega in una forma ciclica, di ritorno. Lì dove una parte muore, l’altra rinasce, in uno studio delicato dell’essere creatura terrena, ma con il desiderio di un’anima decontaminata, inalterata.

Il tentativo di Omar di contenere in sé soltanto ciò di cui necessita, come per il Salmo della Purificazione, diventa presto una lotta interiore, da spaccare le strutture, contro i demoni che appartengono al mondo dell’infante, dell’onirico, dell’adulto, dell’esistenza tutta.

La prima parte del romanzo contiene in sé un pensiero di delicatezza sublime, ideale.

Poi arriva il sonno della creatura che giace, nel silenzio, nell’estraniarsi all’altro, dove tutto il conflitto con l’oscurità è personale, fatto di dettagli intimi. Un percorso conosciuto soltanto da Omar, il quale non può esprimere, attraverso sonno e silenzio, ciò che dentro attraversa: la qualità dei terrori, dei tremori, quanto intensa l’Oscurità che diverge dalla Luce, ma che a volte si sovrappongono sensibilmente, ritornando ad incontrarsi, a fondersi, più che affrontarsi e distruggersi, rompendosi nello scontro l’Una verso l’Altra.

Sono due aspetti, il Buio e la Luce, che difficilmente possono essere scissi, ed in epoca tardovittoriana, Robert Louis Stevenson ne ha narrato la difficoltà, e la distruzione totale alla quale può indurre il tentativo, quello di dividere due materie forti e volatili assieme.

O ti schiererai da una parte o dall’altra, e nello schierarsi da un fronte, la potenza dell’una, andrà ad incontrarsi inevitabilmente con l’altra. Perché l’anima stessa riconosce la parte mancante, alla quale si è opposta.

Senza il Buio, non esiste consapevolezza della Luce e della sua importanza nel poter discernere. Così come nella Luce, l’anima e la creatura assieme necessitano del buio per interpretarlo, per difendersi da esso, per rientrarvi quando richiede il silenzio e la riflessione. Perché Luce e Buio, hanno diversi aspetti, e differenti gradi di importanza.

E quindi Omar inizia ad intraprendere un viaggio, come Diogene. Un percorso di silenzio, dove possa dapprima esser capace di parlare a sé stesso con autenticità, senza mentirsi, senza illudersi consapevolmente e non, e quindi, in quella oscurità di silenzio, egli porta la luce lentamente, per poterci vedere chiaro, ed essere consapevole e fedele a sé stesso in primis e alla propria intelligenza di creatura vivente e spirito. Senza scissione alcuna tra corpo fisico e corpo animico.

Nel momento in cui Omar sarà certo di poter avere un buon rapporto di comunicazione con la propria testa e le proprie sensazioni, con il proprio cuore ed il sentire, in maniera limpida, solo allora potrà esserlo, allo stesso modo, con gli altri, nella sua esistenza.

Perché oggi necessitiamo di risposte immediate, senza falsità, ambiguità o sotterfugi.

Senza strategie, ma con un piano ben delineato e strade illuminate.

«L’uomo nuovo parla il linguaggio primigenio delle stelle e dello stomaco…» racconta l’autore stesso, Daniele Pozzi. «…delle verità assolute, e necessitiamo di questo, in tutti i campi, politici, economici, sociali e creare queste nuove coscienze ci condurrà forse ad una opzione rispetto all’Apocalisse imminente, ovvero la Rinascita».

Così Omar si ritira, allontanandosi dall’umanità, e per un periodo egli sarà muto, avvolto dai terrori primordiali, del suo essere stato bambino, ed il suo linguaggio sarà autentico, solitario. Ed è lì che avviene, lì dove la comunicazione divina si sente e non si ascolta.

La presenza della sua compagna di vita, che è un simbolo importante dell’esistenza di Omar, presente per la salvezza del corpo e dell’anima di lui, rende quella rinascita una opzione quanto mai possibile.

“Lei la forza forte di ogni forza sarà la bellezza senza soggettivismi”. Questo ciò che ha scritto l’autore stesso, parlandomi di questa donna, così fondamentale, sottolineando l’importanza di una presenza, lungo un cammino, fosse anche solo nel pensiero, nel cuore, come anche nel fisico e nella parola.

Daniele Pozzi, l’autore di questo romanzo sensibile e profondo, è nato a Roma nel 1969. Laureato in Economia a La Sapienza di Roma, con tesi su telelavoro, economicità e impatto ambientale. Prima di Omar dei Corvi ha scritto Asintoto, premiato al XXV Premio Firenze al salone del Cinquecento. Tra gli “Scelti per voi” di Feltrinelli, Racconti pubblicati su Enzimi di “Estate romana”.

È anche pittore ed i suoi quadri sono stati esposti a Milano, Parigi, Napoli e Roma.

In questo periodo è in corso una serie di presentazioni del libro Omar dei Corvi, edito da Gruppo Albatros il Filo.

Daniele Pozzi è un autore che ama scrivere di notte «… quando tutto è fermo e solo i miei pensieri si muovono all’impazzata confusi e stremati da una stramba ispirazione» mi ha scritto egli stesso. E quindi, parte di questa storia narrata, è stata creata con il buio.

Barbara Laudato

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