ONCE UPON A TIME IN HOLLYWOOD

Dopo lunghi mesi di attesa e documentari visti su Sharon Tate e la famiglia Manson, finalmente l’ho visto, il film che attendevo di più di quest’anno e di cui le aspettative erano altissime.

Purtroppo, devo dire che le mie aspettative si sono rivelate un po’ troppo illusorie, perché il risultato non è stato incredibile come mi aspettavo e si sa che quanto hai aspettative così alte, rimani doppiamente delusa.

Il film non è da buttare, è bello e intrattiene lo spettatore, è una lettera d’amore al cinema ma purtroppo dopo un po’ cerchi di capire come vuole continuare la storia, perché sembra quasi di stare a guardare una lunga carrellata di immagini senza una vera e propria fine.

La fotografia come anche le varie scene e inquadrature sono favolose, la cura per il dettaglio è maniacale e anche la storia risulta in parte originale, la recitazione è di ottimo livello, anche se la maggior parte del cast è veramente sprecato.

Quindi anche se il film può risultare gradevole e con un finale piuttosto inaspettato, purtroppo come già detto, la lunga durata del film ha giocato a suo sfavore.

Inoltre, non mancheranno, per tutti gli amanti di Quentin Tarantino, le sue tipiche inquadrature (tra le tante i piedi) e il suo stile (soprattutto nelle scene finali).

Una cosa che ho apprezzato è come i vari film o ricordi dei personaggi siano stati mostrati, rendendo tutto più interessante e fluido.

Poi per quanto riguarda i personaggi: il personaggio di Rick Dalton (Leonardo Di Caprio) l’ho trovato molto piatto e non mi ha emozionato molto, mentre ho amato molto Cliff Booth (Brad Pitt) perché non hanno sfruttato la bellezza dell’attore per creare il personaggio bello e buono, ma gli hanno dato varie sfaccettature e una storia particolarmente interessante.

Mentre per quanto riguarda Sharon Tate e i vari personaggi realmente esistiti che ruotano intorno alla sua storia, non mi è piaciuto per niente come hanno eclissato la cosa, ho capito che il film non era su di lei ma speravo che fosse più di un personaggio con qualche minuto in più rispetto a una comparsa e tutto questo purtroppo ha reso la partecipazione di Margot Robbie troppo marginale a mio parere, andando a sprecare tutta la bravura che l’attrice poteva regalare e magari ottenere la candidatura all’Oscar.

In conclusione, Once upon a time in Hollywood è una grande dedica che Tarantino vuole inviare al mondo del cinema dedicata a tutti i cinefili sparsi nel modo e che vedono Hollywood come la città per realizzare i propri sogni, ma che purtroppo non riesce del tutto a entrare nei loro cuori.

Giorgia Della Porta

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