Un autobus chiamato incoerenza

Mentre per gli studenti si parla di distanziamento in classe gli stessi viaggiano stivati come sardine sugli autobus. La nostra esperienza su un mezzo dell’ AMT di Genova

“Distanziamento” in classe e “assiepamento” sui mezzi pubblici. La nostra esperienza su un autobus dell’Azienda Mobilità e Trasporti di Genova.

Mentre in alcune regioni la scuola, tra mille difficoltà, è iniziata da qualche giorno e in altre sta lentamente ripartendo, ancora si polemizza sulla mancanza di banchi, sul distanziamento in classe, su come tenere quella distanza ideale di “almeno” un metro tra studenti e se togliere o meno la mascherina una volta ottenuto il tanto agognato “distanziamento sociale”. Intanto fuori il mondo gira in altro modo, ad un’altra velocità. Gli studenti, e non solo, per spostarsi, devono prendere i “mezzi pubblici”. Segnalazioni di inadeguatezza dei mezzi, inosservanza delle norme e mancanza assoluta di controlli giungono da ogni parte d’Italia. Noi vi raccontiamo la nostra esperienza su un autobus dell’ AMT di Genova.

Come spesso capita ci dobbiamo spostare, per motivi vari, da un quartiere del Ponente Genovese a Genova centro. Decidiamo di usare i mezzi pubblici, che a dire il vero permettono di muoversi abbastanza agevolmente, senza dover ricorrere alluso della propria automobile. Per l’andata optiamo per il treno, abbiamo anche la fortuna di usufruire di uno dei nuovi convogli, non è orario di punta la distanza interpersonale c’è.

Adempiuto agli impegni per i quali ci siamo messi in viaggio è ora di rientrare alla base…e qua scatta l’errore: vista la vicinanza della fermata decidiamo di prendere l’autobus.

Probabilmente siamo stati incauti nel valutare l’ora in cui prendere l’infausta decisione: perchè coincide  con l’orario di uscita di alcuni istituti scolastici.

Ci va bene per le prime due fermate, alla terza scatta il dramma, una “mandria” di ragazzi sale sul nostro autobus, anche la norma che imporrebbe salite e discese diversificate viene bellamente  ignorata. Ogni spazio viene riempito, siamo spalla a spalla con i nostri vicini, con alcuni anche faccia a faccia.
abbiamo tutti la mascherina su viso, anche i ragazzi, tranne un biondino che ce l’ha al braccio, probabilmente crede di essere più furbo dei suoi compagni. Non vi è nessun controllo, nessun segnale, anche timido, da parte del conducente, o chi per esso. La situazione era già al limite anche nel pre-Covid, figuriamoci ora
.

Foto tratta da Genova24.it, relativa ad un articolo sulla situazione degli autobus genovesi

Speriamo almeno che qualcuno scenda alle prossime fermate, o che ci sia un controllo che possa sfoltire il numero di passeggeri, che diventa sempre più preoccupante, ma nulla di tutto questo avviene, anzi nel frattempo sale anche una giovane mamma con bimbo e carrozzino.

In questo momento per noi, che ci troviamo quasi a ridosso dell’autista, risulterebbe difficile anche scendere.

Intanto il biondino senza mascherina se la chiacchera alla grande, nessuno protesta, nessuno che gli dica qualcosa, neppure un addetto dell’AMT (che è salito e sceso dopo qualche fermata), del resto visto i precedenti di cronaca sembra si preferisca evitare.

Per fortuna gran parte della massa scende alla fermata prima della nostra, facilitandoci almeno la discesa.

Appena sceso mi disinfetto le mani con il mio Gel personale, ovviamente è impensabile trovarne uno su un autobus, e mi compiaccio con me stesso del   fatto che per uscire abbia scelto di indossare una mascherina fpp2 anziché la consueta chirurgica che, visto le distanze interpersonali alle quali siamo stati costretti sull’autobus, sarebbe stata una ben fragile difesa.

Alcune considerazioni: per quella linea passa, più o meno, un mezzo ogni dieci minuti, per cui che senso ha salire se si vede benissimo che quello in transito è già pieno? I ragazzi una volta usciti da scuola ignorano, nella maggior parte dei casi, ogni norma di contenimento del contagio, tra di loro si abbracciano, si baciano, si parlano talmente da vicino che è come si sputassero in faccia, sono loro scelte, per quanto scellerate e incoscienti, però una volta saliti su un mezzo pubblico le loro scelte, la loro libertà di comportamento, dovrebbero “dialogare” anche con gli altri passeggeri. Questo vale per loro, che non rinunciano a separarsi scegliendo di salire un po’ alla volta e non in “gregge”, persino chiamarlo “branco” sarebbe un complimento, ma anche per la mammina con bambino e carrozzino, per guadagnare dieci minuti mette a repentaglio la sua salute, quella del bimbo e di chi già stava sul mezzo.

Forse sarebbe il caso che “qualche governante”, ora che la campagna elettorale si è conclusa , provasse a scendere dallo scranno e a vivere sulla propria pelle la situazione in cui ci si muove sui mezzi pubblici, specie in certe ore. Affidarsi al buon senso dei cittadini, è stato ampiamente dimostrato, non è fattibile, oltre al continuo richiamo urgono controlli e scelte drastiche, fossero anche impopolari, la salute e la sicurezza pubblica devono venire prima di ogni altra cosa

Ho parlato di Genova per il semplice fatto che si tratta di una esperienza personale, ma avrebbe potuto essere qualsiasi grande città, perché la situazione è la medesima in ogni parte della nostra penisola.

Un tram chiamato desiderio” si titolava un vecchio film di Elia Kazan, il nostro lo potremmo chiamare “Un autobus chiamato incoerenza”, perché di questo si tratta. Raccomandare il distanziamento sociale e permettere di trasformare un autobus in una scatola di sardine, riaprire la scuola pensando alle aule ma non ai mezzi di trasporto, emanare norme che poi non si possono rispettare anche volendo, è come voler mettere il tetto a una casa senza aver reso solide le fondamenta.

Antonello Rivano

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